domenica 3 marzo 2013

LE SOFFERENZE DEI BAMBINI DEL GOLFO


Il Sottosegretario generale dell’Unione degli ‘Ulama musulmani, Salman bin Faha al-‘Awda, ha messo in luce l’espansione generale del fenomeno della violenza familiare nella regione del Golfo, riferendo nel rapporto che l’intensità del fenomeno stesso è in aumento. Ha insistito quindi sulla necessità di promulgare norme deterrenti per i casi di molestie private violente, oltre che per quelli di eccesso di correzione, sottolineando l’opportunità di coinvolgere il cittadino nel problema, dal momento che la società araba e musulmana, che prega cinque volte al giorno, cominci a instaurare relazioni pacifiche, al fine di rendere il fenomeno della violenza oggetto di stupore e di biasimo anziché di correzione e di cura.
Al-‘Awda ha chiarito poi, nell’introduzione alla “Situazione della Shari‘a islamica nei casi di violenza familiare”, nel convegno organizzato dall’Universtà “Re ‘Abd al-‘Aziz” con la Guardia Nazionalea Jedda, martedì 26/02, che ”dalle peculiarità delle società arabe e islamiche emerge una linea di continuità e comunanza di situazioni e una relazione di vicinanza e di parentela, specifica o meno, senza che questo significhi ignorare i problemi in esse radicati o i problemi eccezionali, dovuti all’apertura al mondo. La violenza familiare  è infatti un problema che affligge il mondo intero: i numeri riportati nei rapporti e nelle statistiche rivelano che quattro bambini a settimana vengono uccisi per mano dei parenti in America”.
Al-‘Awda sottolinea inoltre che ”i dati dei rapporti rivelano un aumento dei livelli della violenza contro i bambini nel Golfo, fino ad arrivare al 47%, e che tale violenza riguarda soprattutto gli orfani, per i quali la percentuale sale fino al 70%”. Ha indicato quindi come nuovi studi rivelino che il 45% dei bambini sauditi sia esposto a forme diverse di lesioni e violenze quotidiane, e che un quarto di essi è esposto a maltrattamenti di vario genere, e che più del 70% di coloro che aggrediscono e terrorizzano i piccoli sono parenti stretti.
“In un altro studio condotto in un centro educativo sociale di Ryadh”, prosegue il Sottosegretario, “si è scoperto infatti che  l’80% di coloro che infliggono molestie ai bambini sono parenti, e che, in otto casi su dieci, l’aggressore è una persona di cui il bambino si fida o a cui vuole bene”.
Ciò dimostra come questa sia una delle questioni sociali più pericolose, che resta però troppe volte avvolta nel riserbo, per timore del disonore per la famiglia e della vergogna per la società, senza compiere alcuno sforzo per sradicare tale fenomeno dalle società arabe.

Al-‘Awda  ha quindi segnalato come una separazione dolorosa rappresenti un elemento ricorrente in questo fenomeno, nonostante l’elevato livello di conservatorismo delle leggi, in forma eminente, nei paesi islamici. La domanda che sorge è dunque la seguente: perché le pratiche religiose non frenano tali violenze?
Il Sottosegretario ha riaffermato la necessità di applicare le pratiche religiose a livello privato e pubblico e di adorare Dio con la preghiera e il digiuno, nonché con l’elevazione morale degli individui, dal momento che Dio ama coloro che si elevano.
Ha ribadito quindi “che la soluzione migliore, in cui ciascuno deve impegnarsi, al problema della violenza sociale, è quella del dialogo, le cui basi riportano ognuno all’ascolto dell’altra parte, a tornare piccoli o a crescere: così il padre deve ascoltare il figlio, per quanto piccolo, il responsabile deve ascoltare il sottoposto, sia questi autista, impiegato o domestico, così come l’insegnante deve dialogare con i suoi studenti”.
Allo steso modo, al-‘Awda ha richiamato la necessità dell’impiego delle energie dei giovani e della fondazione di istituzioni, sottolineando il fatto che la società saudita è una società giovane, in cui il 70% della popolazione è costituita da giovani tra i 16 e i 23 anni, fatto che distingue questa società dagli altri popoli del mondo; questa parte della popolazione, con la sua spinta, il suo entusiasmo e il suo proiettarsi verso il futuro, ha bisogno di essere incanalata con l’utilizzo delle sue energie in fondazioni, centri e società. Ha indicato come questa sia la via giusta anche per coloro che sbagliano e commettono reati, in modo che ciascuno contribuisca alla soluzione della crisi.
Al-‘Awda si è espresso quindi sull’opportunità di offrire alla gioventù distrazioni morigerate, come la lettura, la scrittura o l’esercizio della parola, del nuoto o degli sport permessi ai giovani, anzi di ogni tipo di attività idonea ad accrescere i doni dei giovani e corrisponda alle loro aspirazioni.
“I nostri ragazzi e le nostre ragazze”, ha aggiunto, “hanno bisogno di una vita pura, cosicché Dio possa amarli ed essere soddisfatto di loro e concedere in cambio di correggere quelle cose che si muovono in direzione opposta”.
Al-‘Awda ha ribadito infine la necessità di varare norme deterrenti per i casi di molestie private violente, aggiungendo che “il Regno saudita si sta ora volgendo a istituire una cornice legislativa per la questione della violenza sessuale generale, impegnando un  Comitato speciale nell’Assemblea della Shura nello studio dell’emanazione di un ordinamento  deterrente per i molestatori sessuali, allo scopo di porre fine a questo fenomeno e ottenere così un ambiente moralmente pulito”.

TORTURE SUI PRIGIONIERI IN SIRIA


Secondo i dati diffusi dalla Rete siriana per i diritti umani, il regime di assad ha arrestato circa 200 mila persone in meno di due anni.
Si tratta di prigionieri per reati di opinione, di oppositori politici e attivisti per i diritti umani. Tra di loro ci sono oltre 4500 donne, ma dato ancor più drammatico, ci sarebbero oltre 9000 giovani non ancora diciottenni!
Va ricordato che il regime usa sistematicamente lo strumento della tortura e che molti dei progionieri di trovano sotto la minaccia dell'intelligence siriana, nota per l'uso di ogni forma di violenza, compreso lo stupro, ai danni di bambini, donne, ma anche uomini.
Il video in allegato è un reportage diffuso da SiriaLibera. 

sabato 2 marzo 2013

STORIE DI STREETBOYS


Il servizio civile ti butta in un universo parallelo fatto di profonde scoperte culturali, momenti emozionanti e storie toccanti. Alcune narrazioni si sviluppano giorno per giorno, grazie al lavoro che svolgi con le persone o a degli incontri casuali. Altre storie invece ti vengono raccontate, ma sono comunque così vivide che ti sembra di poter vedere con i tuoi occhi realtà lontane e strazianti.
Proprio quello che mi è successo di recente parlando con Brother Ravi, un seminarista Gesuita che vive nella comunità dove sono ospitata anch'io. Prima di poter diventare Padre un giovane che si unisce alla Compagnia di Gesù deve studiare e lavorare per 16 anni. Gli studi comprendono una laurea di propria scelta, una in filosofia e una in teologia. Le attività svolte invece possono essere le più disparate: insegnare inglese nelle scuole, coordinare i lavori negli slum, aiutare a gestire una parrocchia. Oppure, si possono fare anche esperienze più brevi, un po' avventurose, che permettono ai novizi di capire come vivono i più poveri e i più emarginati. E' quanto ha fatto Brother Ravi un anno dopo il suo ingresso nella Compagnia a Bangalore, in collaborazione con i Salesiani di Don Bosco:
"Quando avevo 17 anni ho vissuto per cinquanta giorni come un ragazzo di strada. Eravamo io ed un altro giovane Gesuita. Non è stato difficile inserirsi in una gang. Alla stazione centrale dei treni di Bangalore ci sono almeno dieci nuovi streetboys al giorno. In genere si tratta di ragazzi scappati di casa per problemi con la matrigna o con il padre alcolizzato. Noi ci siamo presentati un po' sporchi, e ci siamo uniti a loro. Chiaramente si sono resi conto che eravamo diversi, per il nostro modo di fare, perché parlavamo inglese, ma probabilmente hanno pensato che eravamo fuggiti da famiglie ricche. Così ci hanno accettati e abbiamo avuto la possibilità di condividere la loro vita.
All'inizio tutto faceva paura e infatti per i primi quindici giorni non abbiamo dormito per strada con loro, ma in un bugigattolo affittato dai Salesiani. Poi ci siamo abituati e siamo andati a dormire con gli altri ragazzi ovunque: in stazione, sui treni, nascosti alla meno peggio da qualche parte.
La sveglia era alle 4 e si cominciava subito l'attività di raccolta dei rifiuti, che non era proprio solo raccolta dei rifiuti... Rubavamo così tanto! Era davvero divertente, scavallavamo cancelli interi, venivano via che era una meraviglia. Quando finivamo la raccolta, alle 10 si andava a vendere, e il guadagno cambiava di giorni in giorno. A volte prendevamo cinquanta rupie, a volte duecento, ma non duravano mai. Andavamo tutti al cinema, compravamo la droga, puff! E i soldi erano spariti. La droga non era forte, mi ricordava le bottigliette del cancellino. I ragazzi ne versavano un po' sulla stoffa e sniffavano. Un giorno l'ho provata anch'io, ma non ho sentito nulla, mi è girata solo un po' la testa.
Il pomeriggio era dedicato all'elemosina, per me la parte più brutta. Non mi veniva proprio da chiedere i soldi, non ce la facevo. Solo una volta mi sono veramente immedesimato, ed è successo perché sono rimasto senza mangiare per ore... Me lo ricordo ancora: erano le due del pomeriggio, mi ero svegliato alle quattro del mattino per lavorare come rag-picker e non avevo messo nulla nello stomaco dal giorno prima. Ero così affamato! Allora si che ho chiesto veramente l'elemosina! Purtroppo però mi è andata male, perché comunque avevo l'aspetto di un giovane forte rispetto agli altri, e nessuno mi ha dato niente, e mi sono addormentato per strada.
C'era un altro tipo di elemosina, poi, che era ancora peggio, ed era quando chiedevamo cibo e non soldi. Oh, pensavo che non sarei sopravvissuto! Prendevamo un sacco enorme e poi andavamo di casa in casa, di bottega in bottega, e le persone buttavano dentro qualsiasi cosa, e tutto diventava un gran miscuglio che poi mangiavamo assieme con le mani luride.
I ragazzi però erano assuefatti a quella vita. Era davvero dura accettarlo. Senza farci notare dai capi-branco, noi prendevamo alcuni di loro ogni tanto e li portavamo alla Don Bosco per inserirli in una scuola-istituto, ma la maggior parte scappava, non voleva restarci. Amavano i furti, la droga, la libertà... E il sesso. Perché i più grandi abusavano sistematicamente i più piccoli e tutti i ragazzi assieme abusavano sistematicamente l'unica ragazza della gang - ogni gang ne aveva una o due. Era terribile lo stato in cui erano conciate quelle ragazze. I maschi bene o male se la cavavano in strada, ma le femmine dopo solo qualche settimana erano ridotte in uno stato disumano. Puzzavano a dieci metri di distanza. Erano totalmente abbandonate a se stesse, alla droga, alla morte.
Anche i sogni dei ragazzi erano irripetibili. Nel gruppo per esempio c'era un bambino di circa otto anni. Aveva degli occhi vispissimi e un visetto dolce... Era davvero carino! Aveva lavorato in un circo e ci intratteneva spesso facendo acrobazie. Ma quando gli ho chiesto cosa sognasse di fare nella vita, la sua risposta è stata: 'Voglio uccidere i miei genitori.' Voleva ucciderli perché l'avevano venduto al circo e la compagnia l'aveva torturato per insegnargli a fare le capriole. Ogni volta che sbagliava, prendevano una barra di metallo, la mettevano sul fuoco e poi gli bruciavano le gambe. Erano tutte piene di ustioni. Non sono mai più andato al circo dopo aver conosciuto quel bambino."

MULTINAZIONALI DA EVITARE PARTE 2


Unilever














Molte associazioni animaliste come Animal Aid hanno lanciato una campagna contro la Unilever per lo sfruttamento degli animali durante gli esperimenti.
E' boicottata anche per i salari e le condizioni di lavoro nelle sue piantagioni in India (dove possiede il 98% del mercato del tè).
La Unilever controlla i marchi: Lipton Ice Tea, Coccolino, Bio presto, Omo, Surf, Svelto,Cif, Lysoform, Vim, Algida, Carte d'Or, Eldorado, Magnum, Solero, Sorbetteria di Ranieri, Findus, Genepesca, Igloo, Mikana, Vive la vie, Calvè, Mayò, Top-down, Foglia d'oro, Gradina, Maya, Rama, Bertolli, Dante, Rocca dell'uliveto, San Giorgio, Friol, Axe, Clear, Denim, Dimension, Durban's, Mentadent, Pepsodent, Rexona,

Chiquita














E' coinvolta in tutto. Intrighi internazionali, scioperi repressi nel sangue, corruzione, scandali e colpi di stato. Utilizza massicce quantità di pesticidi, erbicidi e insetticidi. Approfitta della sua posizione di potere per imporre prezzi molto bassi delle aziende agricole da cui si rifornisce.
Nel 1994 il sindacato SITRAP ha denunciato l'esistenza di squadre armate all'interno delle piantagioni in Centro America e in Ecuador. I lavoratori sono sottopagati, senza alcuna assistenza medica. Le attività sindacali sono represse talvolta con la forza.

 Procter & Gamble













Questa multinazionale statunitense (fatturato annuale 76mila miliardi di lire) ufficialmente è boicottata dalle associazioni animaliste (Buav, Peta e Uncaged) perché testa i suoi prodotti sugli animali. Ultimamente però la Procter & G è tornata alla ribalta con le patatine Pringles. Contengono organismi geneticamente modificati.
Per quanto riguarda l'ambiente, nonostante le politiche di riduzione degli imballaggi e dei componenti inquinanti, l'azienda rimane una delle maggiori fonti di rifiuti del mondo: i pannolini. In America sono il 2% della spazzatura totale del paese.
E' nota anche per appoggiare associazioni "ambientaliste" che difendono le politiche delle aziende e delle grandi industrie.
Nel 1997 aveva messo a punto un prodotto di sintesi, battezzato Olestra, da utilizzarsi come sostituto dell'olio. Dopo lunghe pressioni sulla Food and Drug Administrator il prodotto era stato autorizzato all'impiego. E' stato accertato che provoca diarrea e impedisce l'assorbimento di vitamine liposubili.
La P&G controla i marchi: Intervallo, Lines, Tampax, Bounty (carta assorbente), Tempo, Senz'acqua Lines, Dignity, Linidor, Pampers, Lenor, Ariel, Bolt, Dash, Tide, Nelsen, Ace, Ace Gentile, Baleno, Febreze, Mastro Lindo, Mister Verde, Spic&Span, Tuono, Viakal, Pringles, Infasil, Heald&Shoulders, Keramine H, Oil of Olaz, AZ, Topexan, Infasil, Dove, Panni Swiffer,

Novartis











Leader, insieme alla Monsanto nel settore delle biotecnologie. Specializzata nella produzione di mais geneticamente modificato.
Distribuisce con i marchi: Isostad, Vigoplus (bevande dietetiche), Novo Sal, Ovomaltine, Cereal, Piz Buin (crema protettiva)

Esso











I Verdi del Parlamento Europeo hanno lanciato una campagna di boicottaggio perché la Exxon, l'industria più ricca del mondo, ha sostenuto fortemente l'abbandono del protocollo di Kyoto per la difesa ambientale da parte degli Stati Uniti.

Monsanto











Metà del suo fatturato annuale (34mila miliardi di lire) proviene dalla produzione di erbicidi, di ormoni di sintesi e di sementi geneticamente modificate. Il resto proviene dalle attività farmaceutiche.
E' il terzo produttore del mondo di pesticidi e controlla il 10% del mercato mondiale. E' una delle maggiori aziende del mondo nella produzione di sementi geneticamente modificati (capaci di resistere agli stessi erbicidi prodotti dalla stessa Monsanto).
Nel 1997, negli Stati Uniti, ha pagato una multa di 50mila dollari per pubblicità ingannevole. Aveva definito l'erbicida Roundup un prodotto "biodegradabile ed ecologico".
Ancora nel 1997, in occasione della conferenza sul clima di Kyoto, la multinazionale ha fatto pressioni affinché la conferenza non inserisse gli HFC (idro fluoro carburi, sostanze pericolose perché contribuiscono in misura notevole all'effetto serra) fra i gas da ridurre.
Nel 1999 è stata denunciata per abuso di posizione dominante nel settore delle biotecnologie.
Sempre nel 1999 è stata denunciata perché testava i suoi prodotti sugli animali.
Controlla i marchi: Mivida Misura

venerdì 1 marzo 2013

MULTINAZIONALI DA EVITARE PARTE 1


McDonald's

I dipendenti sono sottopagati. Gli animali che forniscono la carne degli hamburger sono costretti a continue gravidanze e vengono imbottiti di antibiotici e farmaci. L'intera "politica pubblicitaria" della multinazionale mira a coinvolgere e convincere i bambini (con regali, promozioni e gadgets). E, ovviamente, quando il bambino rompe i coglioni perché vuole andare da McDonald's, ci va tutta la famiglia. Tre piccioni con un cheesburger.
La campagna contro questa multinazionale dura ormai da più di una decina d'anni. La McDonald's è finita più volte sotto processo. Ha pagato diversi milioni di dollari di risarcimento danni ai consumatori.
Negli ultimi sei mesi il fatturato è sceso del 13%.


Nestlé 














La campagna di boicottaggio della Nestlé è nata soprattutto dalla politica della società nella vendita del latte in polvere (qui l'azienda controlla più del % del mercato mondiale). La multinazionale avrebbe provocato la morte di 1,5 milioni di bambini per malnutrizione. La Nestlè incoraggia e pubblicizza l'alimentazione dal biberon fornendo informazioni distorte sull'opportunità dell'allattamento artificiale e dando campioni gratuiti di latte agli ospedali (in particolare negli ospedali del Terzo mondo), o "dimenticando" di riscuotere i pagamenti.
Oltre a questo la Nestlè è considerata una delle multinazionali più potenti e più pericolose del mondo. E' criticata per frodi e illeciti finanziari, abusi di potere, inciuci politici, appoggio e sostegno di regimi dittatoriali. Ultimamente è stata presa di mira per l'utilizzo di organismi geneticamente modificati nella pasta (Buitoni), nei latticini, dolci e merendine.
Intere aree di foresta vengono distrutte per far posto alle sue piantagioni di cacao e di caffè, dove si utilizzano pesticidi molto pericolosi (alcuni proibiti nei paesi industrializzati).
Ecco una lista completa dei marchi di proprietà Nestlè:
Acque minerali e Bevande: Claudia, Giara, Giulia, Levissima, Limpia, Lora Recoaro, Panna, Pejo, Perrier, Pra Castello, San Bernardo, San Pellegrino, Sandalia, Tione, Ulmeta, Vera, Acqua Brillante Recoaro, Batik, Beltè, Chinò, Gingerino Recoaro, Mirage, Nestea, One-o-one, San Pellegrino, Sanbitter.
Dolci, gelati, merendine: Le ore liete, Cheerios, Chocapic, Fibre 1, Fitness, Kix, Nesquik, Trio, Kit Kat, Lion, Motta, Alemagna, Baci, Cioccoblocco, Galak, Perugina, Smarties, Antica Gelateria del Corso
Cacao, caffè e derivati: Cacao Perugina, Nescafè, Malto Kneipp, Orzoro.
Carne e pesce: Vismara, Mare fresco, Surgela,
Frutta e Verdure (anche sottolio e sottaceto): Condipasta, Condiriso, Berni, la Valle degli Orti
Latticini e yogurt: Formaggi Mio, Fruit joy, Fruttolo, Lc1.
Olio e derivati: Sasso, Sassonaise, Maggi,
Latte in polvere: Guigoz, Mio, Nidina, Nestum.


Philip Morris 












E' la maggior industria del tabacco del mondo. Si stima che solo le Marlboro uccidano più di 75mila americani all'anno. In america è famosa per essere una delle maggiori finanziatrici di politici che intraprendono battaglie per l'abolizione dei limiti e divieti di fumo. Fino al 1998 finanziava gli scienziati perché effettuassero studi da cui risultava che il fumo passivo non era nocivo. Solo nel 1999 ha ammesso che il fumo fa male. Nel 1997 ha accettato, insieme ad altre multinazionale del tabacco di pagare 206 milioni di dollari (in 25 anni) per risarcire lo stato delle spese sostenute per curare i malati "di fumo".
La Kraft è stata segnalata perché usa organismi geneticamente modificati nei suoi prodotti.
La Philip Morris controlla il marchio Kraft, Fattorie Osella, Mozary, Invernizzi, Invernizzina, Jocca, Linderberg, Lunchables, Maman Louise, Jacobs caffè e Hag, Simmenthal, Spuntì, Lila Pause, Milka Tender, Terry's, Caramba, Faemino, Splendid, Cote d'Or, Baika, Dover, Gim, Philadelphia, Sottilette, Susanna, Leggereste, Mato-Mato.


GRECIA SENZA MEDICINE


La Grecia sta affrontando una grossa carenza di medicinali e alcune multinazionali hanno fermato le spedizioni di farmaci. Una cinquantina di aziende farmaceutiche sono accusate dal governo di Atene di aver tagliato le scorte al paese perché i prezzi dei medicinali sono troppo bassi rispetto alla media europea.

Più di 200 medicinali sarebbero stati bloccati, inclusi quelli per curare artrite, epatite C e ipertensione, oltre ad antibiotici e anestetici.
Il 26 febbraio la Croce rossa svizzera ha annunciato che sospenderà le sue scorte di sangue agli ospedali greci perché lo stato non ha pagato i debiti.
I farmacisti di Atene, riporta il Guardian, raccontano scene caotiche: clienti disperati vanno da una farmacia all’altra, chiedendo le medicine che gli ospedali si rifiutano di consegnare.
Questo mese sarà cruciale, perché i funzionari e i creditori greci, la Commissione europea, il Fondo monetario internazionale e la Banca centrale europea dovranno trovare un accordo sulla spesa farmaceutica pubblica.
Altri tagli rischiano di mettere i pazienti “in condizioni critiche”, secondo il professor Yannis Tountas, membro dell’organizzazione farmaceutica nazionale. Nel 2011 il budget pubblico per i farmaci era stato di 3,7 miliardi di euro ed è sceso a 2,44 miliardi lo scorso anno.

SILENCIO FORZADO DEI GIORNALISTI IN MESSICO


Dal 2000 a oggi sono 71 i giornalisti uccisi in Messico, Paese ritenuto dalle Nazioni Unite come il più pericoloso per l’esercizio della professione giornalistica. Minacce e aggressioni nei confronti di giornalisti e organi di stampa e attivisti sono una realtà ormai dilagante in Messico: a essere presi di mira sono coloro che si occupano di questioni relative alla criminalità egiustizia.
Anche se l’ufficio del procuratore generale federale aveva rinnovato l’impegno a indagare su questi reati, la maggioranza dei casi sono rimasti irrisolti e il programma governativo di protezione dei giornalisti non è ancora attivo.
Secondo Catalina Botero, responsabile del settore Libertà d’Espressione della Commissione Interamericana dei Diritti Umani, in Messico, la situazione di chi lavora nei media del Paese “è estremamente grave“.
Una giornalista del quotidiano messicano “Notiver”, Yolanda Ordaz de la Cruz, che era scomparsa da domenica, è stata ritrovata uccisa nello Stato di Veracruz, nell’est del Paese. Secondo una fonte di polizia, Yolanda è stata ritrovata con la gola tagliata.
In precedenza sarebbe stata minacciata perchè stava indagando sull’assassinio del vicedirettore del giornale Milo Vela, di sua moglie e del figlio, avvenuto il 21 giugno scorso mentre si trovavano nella loro casa.
Il 20 giugno scorso era stato assassinato un altro giornalista della stessa testata, Miguel Angel Lopez Velasco, insieme alla moglie e al figlio. In precedenza, il 2 giugno, era stato trovato privo di vita un altro collega, Noel Lopez Olguin, del piccolo quotidiano locale “La verdad de Jaltipan”.
E poi c’è la storia di Lydia Cacho, giornalista e attivista dei diritti umani che vive a Cancún, Stato del Quintana Roo, nel sud est del Messico.
Secondo quanto riporta Amnesty International, Lydia Cacho ha iniziato a subire minacce e intimidazioni dopo la pubblicazione di un libro nel 2005, nel quale denunciava un circuito di pedopornografia, che operava nonostante politici e uomini d’affari dello Stato di Quintana Roo e di Puebla ne fossero a conoscenza.
Dopo essere stata accusata di diffamazione e a seguito di procedimenti giudiziari irregolari, Lydia Cacho è stata arrestata, nel dicembre 2006, stata minacciata e maltrattata. Conversazioni telefoniche registrate, e successivamente pubblicate da alcuni organi di stampa, hanno dimostrato il coinvolgimento di ex funzionari governativi di alto livello dello Stato di Puebla nell’arresto e nei maltrattamenti della donna.
Nel 2009 la Commissione interamericana dei diritti umani ha chiesto al governo messicano di fornirle misure di protezione. Nel 2010, Lydia Cacho ha pubblicato un altro libro, portando alla luce ancora una volta la tratta di donne e ragazze e facendo i nomi delle persone presumibilmente legate a queste reti criminali.
Lydia è stata nuovamente minacciata di morte via email e per telefono a causa del suo lavoro come giornalista. Le è stato chiesto di non parlare altrimenti sarebbe stata uccisa e chi l’ha minacciata ha sottolineato che quello era l’ultimo avvertimento.
Essere giornalisti e difensori dei diritti umani in Messico vuol dire essere sottoposti ad aggressioni, arresti e il costante rischio di essere uccisi. La libertà di espressione è fortemente a rischio e nessuna protezione per i giornalisti è ancora attiva. Inoltre la corruzione dilagante nelle forze di polizia e il conseguente rafforzarsi della mafia messicana contribuiscono a rendere molto dure le condizioni di vita per molti Messicani e, soprattutto, per molti giornalisti.