Cinque settimane dopo aver ottenuto una vittoria risicata alle elezioni che si aspettava di dominare, e quattro settimane dopo che gli è stato chiesto di formare un governo, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu non è ancora pronto a farlo, scrive Time.
Ora gli restano solo le due settimane che gli ha accordato il presidente Shimon Peres, che scadranno il 16 marzo. Poi a Israele servirà un esecutivo, in grado per esempio di accogliere il presidente statunitense Barack Obama, atteso per una visita ufficiale il 20 marzo. Oppure si dovrebbe tornare a votare.
Perché questo ritardo? Netanyahu è stato ostacolato da una salda alleanza tra due nuovi leader della scena politica israeliana, che hanno dominato la campagna elettorale: Yair Lapid, il cui partito centrista Yesh Atid è arrivato a sorpresa secondo, e l’imprenditore Naftali Bennett, alla guida della coalizione Casa ebraica.
Entrambi hanno promesso una “nuova politica”, e dopo le elezioni di sono rafforzati grazie ai loro rifiuti alle continue offerte di Netanyahu, che per convincerli a rompere l’alleanza ha provato a offrire dei ministeri chiave.
Più questa situazione andrà avanti, fa notare Time, peggio sarà per la stabilità politica israeliana. Secondo i sondaggi, il consenso attorno a Bennett e soprattutto a Lapid, che alcune rilevazioni danno addirittura in testa, sta crescendo.

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