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venerdì 1 marzo 2013

GRECIA SENZA MEDICINE


La Grecia sta affrontando una grossa carenza di medicinali e alcune multinazionali hanno fermato le spedizioni di farmaci. Una cinquantina di aziende farmaceutiche sono accusate dal governo di Atene di aver tagliato le scorte al paese perché i prezzi dei medicinali sono troppo bassi rispetto alla media europea.

Più di 200 medicinali sarebbero stati bloccati, inclusi quelli per curare artrite, epatite C e ipertensione, oltre ad antibiotici e anestetici.
Il 26 febbraio la Croce rossa svizzera ha annunciato che sospenderà le sue scorte di sangue agli ospedali greci perché lo stato non ha pagato i debiti.
I farmacisti di Atene, riporta il Guardian, raccontano scene caotiche: clienti disperati vanno da una farmacia all’altra, chiedendo le medicine che gli ospedali si rifiutano di consegnare.
Questo mese sarà cruciale, perché i funzionari e i creditori greci, la Commissione europea, il Fondo monetario internazionale e la Banca centrale europea dovranno trovare un accordo sulla spesa farmaceutica pubblica.
Altri tagli rischiano di mettere i pazienti “in condizioni critiche”, secondo il professor Yannis Tountas, membro dell’organizzazione farmaceutica nazionale. Nel 2011 il budget pubblico per i farmaci era stato di 3,7 miliardi di euro ed è sceso a 2,44 miliardi lo scorso anno.

martedì 19 febbraio 2013

PRIGIONIERI IN GRECIA


Nea Vyssa è il sogno o l’incubo di migliaia di uomini. I migranti o i profughi che scappano dall’Africa o dall’Asia cercando una vita migliore in Europa arrivano in questo piccolo paesino al confine con la Turchia. Il loro viaggio di speranza mista a disperazione inizia dove finisce il confine orientale dell’Europa. Die Zeit dedica un reportage a questo luogo, dove vivono poche persone che ogni giorno osservano l’arrivo costante di una fiumana di migranti. A volte in gruppo, a volte isolati, sono numerose centinaia ogni giorno. Mentre l’Europa parla di come rimettere in sesto l’economia greca, Atene combatte contro un afflusso di stranieri che non è in grado di controllare. Anche per questo i nazisti di Alba Dorata stanno esplodendo nei sondaggi, perché la popolazione è esausta dopo anni di austerità e sempre più incattivita dalla massa di disperati che la polizia locale non riesce a gestire.

Atene soffre anche per il “buon lavoro” sulle politiche di sicurezza e controllo dell’immigrazione fatto da Francia, Italia e Spagna. L’isolamento dei paesi mediterranei rende la Grecia il porto d’approdo più facile per migliaia di disperati. La situazione è aggravata dal regolamento Dublin II, che disciplina la concessione dei visti per i profughi dei paesi europei. Secondo Dublin II i profughi vanno ospitati nel loro paese d’arrivo, e di conseguenza in questo momento la Grecia ha visto un’esplosione di queste richieste. Un flusso costante di domande che Atene non riesce a gestire, anche perché negli anni scorsi non è si mai dotato di regole e strutture efficaci per gestire questo problema. Le Ong europee hanno più volte segnalato questa situazione critica, che sta isolando ancora una volta il paese ellenico dal resto della Ue. Per ora, rimarca Die Zeit, la Germania ha solo interrotto l’invio di profughi verso la Grecia, ma per ora non esiste nessun sforzo comunitario per accogliere queste persone che Atene non riesce a gestire. Molti di questi migranti non sono in realtà profughi, ma mentono per poter rimanere in Europa, sapendo delle difficoltà greche nella gestione delle loro domande. Il flusso di nuovi arrivi a Nea Vyssa è esploso negli ultimi anni, come evidenziano i dati dei fermi. Solo 3 mila nel 2009, ora hanno superato i 30 mila. L’attraversamento del fiume Evros è pericolosa, visto che negli anni scorsi sono morte centinaia di persone per superare il confine naturale che separa la Turchia dalla Grecia. La polizia turca non contrasta questo fenomeno, anche perché ad Istanbul prospera il business dell’immigrazione verso l’Europa. Chi scappa dalla guerra o dalla povertà inizia in questo piccolo paesino ellenico il suo viaggio di disperazione, consapevole che i giorni da passare nei centri di permanenza così come i rischi legati all’attraversamento del fiume sono poco o nulla rispetto ad un sogno chiamato Europa.