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giovedì 28 febbraio 2013

LA VIOLENZA SULLE DONNE IN SUDAFRICA NON HA COLORE

Oscar Pistorius era il perfetto eroe sportivo sudafricano perché la vittoria sulla disabilità l'aveva reso una figura ammirata da tutti in una società ancora segnata dalle divisioni. Ma la cultura machista in cui è cresciuto coinvolge tutti i gruppi razziali e spiega in parte gli elevati tassi di violenza domestica nel paese. "Per provare la loro virilità i sudafricani neri devono andare in giro armati di coltelli e avere tante ragazze", dichiara Rachel Jewkes, del Medical research council (Mrc) sudafricano. "Gli afrikaa ner bianchi come Pistorius non hanno bisogno di avere tante ragazze, ma il loro amore per le armi è una dimostrazione del desiderio di mettere in evidenza la loro mascolinità". Le esatte circostanze della morte di Reeva Steen kamp, l'ex modella e fidanzata di Pistorius uccisa il 14 febbraio 2013, sono ancora da chiarire, ma tutti i sudafricani ricordano che la sua morte è avvenuta alla vigilia della campagna contro gli stupri del Venerdì nero, lanciata in memoria di Anene Booy sen, 17 anni, morta il 2 febbraio a Bredasdorp, vicino a Città del Capo, dopo essere stata stuprata e sventrata da una banda di cui faceva parte anche il suo ex ragazzo. "In Sudafrica dobbiamo prendere coscienza del gravissimo problema della violenza, in particolare di quella nei confronti delle donne", dice Lisa Vetten, ricercatrice specializzata nello studio della violenza domestica. Le statistiche della polizia in questo campo sono limitate, ma i 15.609 omicidi e i 64.500 stupri denunciati nel periodo 20112012 lasciano intravedere livelli altissimi di violenza. Secondo i rilevamenti dell'Mrc il 40 per cento degli uomini ha picchiato la propria compagna e un uomo su quattro ha stuprato una donna. Tre quarti degli uomini che ammettono di aver stuprato una donna sostengono di averlo fatto la prima volta da adolescenti. E mentre un quarto delle donne ha subìto violenze sessuali, solo il 2 per cento sporge denuncia. A detta degli esperti, la società sudafricana presenta tutti gli elementi che favoriscono la difusione di stupri e violenze: una cultura in cui vige la legge del più forte, profonde disuguaglianze economiche che fanno sentire gli uomini più deboli, disparità nei rapporti tra i sessi, lacune nell'educazione dei figli - in particolare dei maschi, abbandonati a loro stessi - e un alto tasso di disoccupazione maschile. Un senso di impunità "Qui è davvero raro avere un padre in casa", spiega Jewkes. "Inoltre gli uomini pensano che le donne dovrebbero sottostare al loro controllo. In questo senso è cambiato poco negli ultimi vent'anni, e nonostante il tasso di omicidi nel paese sia sceso del 50 per cento, quello degli stupri è invariato". Sotto il governo del presidente Jacob Zuma, noto per le sue dichiarazioni sessiste, si è difuso un senso di impunità tra gli uomini. Il ministro degli insediamenti umani Tokyo Sexwale è impegnato in una causa di divorzio intentata da sua moglie Judy, che lo accusa di abusi psicologici e verbali. La carriera politica di Sexwale però non sembra averne risentito. Il problema degli stupri si ripresenta con una certa regolarità sui mezzi d'informazione. A gennaio i giornali traboccavano di stupore per la forte reazione della società indiana allo stupro di una studentessa. I commentatori sudafricani si chiedevano perché nel loro paese una reazione simile sarebbe stata impensabile. In Sudafrica c'è una legge sulla violenza domestica che permette alla polizia di intervenire se una donna teme un attacco, ma raramente viene applicata. Jennifer Williams, direttrice del Women's legal centre, aferma: "C'è un problema di risorse e di formazione dei poliziotti. Spesso le donne si sono sentite dire dai poliziotti: 'Lui sembra una brava persona, siamo certi che riuscirete a mettervi d'accordo'. Ad altre viene negato il processo per carenza di magistrati. È un'emergenza nazionale, eppure i centri a disposizione delle vittime di stupro stanno chiudendo". u gim Da sapere u Il 19 febbraio l'atleta sudafricano Oscar Pistorius è comparso in tribunale per rispondere dell'accusa di omicidio premeditato della fidanzata Reeva Steenkamp. La donna è stata uccisa il 14 febbraio con tre colpi di arma da fuoco nella casa di Pistorius a Pretoria. L'uomo nega le accuse e sostiene di aver scambiato Steenkamp per un ladro. 

domenica 24 febbraio 2013

FIGLIE DELL'INDIA


Si è diffusa in tutto il mondo la notizia del recente episodio di violenza sessuale avvenuto a Delhi, la sera del 16 dicembre 2012: una ragazza di 23 anni, studente di fisioterapia, sale con un amico a bordo di un autobus privato (come ce ne sono molti per sopperire alla cronica mancanza di bus statali); sfortunatamente per lei quella sera 6 uomini ubriachi, tra i 15 e i 40 anni, anch'essi passeggeri dell'autobus, hanno deciso bene di riempire di botte entrambi e stuprare la ragazza, lasciandoli poi a margine della strada una volta finiti i giochi.
Lei ha riportato numerosi versamenti interni e la parziale distruzione dell'intestino (l'hanno picchiata con tondini da costruzione di metallo) e sabato 29 è morta in un ospedale di Singapore dove era stata trasportata d'urgenza per tentare un salvataggio in extremis da parte delle autorità indiane.
Questo stupro di gruppo ha sconvolto gli animi di tanti indiani e ha suscitato una vera e propria  sommossa popolare a Delhi, davanti il parlamento: migliaia di cittadini hanno urlato, esposto cartelli e subìto i pestaggi della polizia in quello che (secondo molti) è il piu' importante episodio di rivolta popolare da quando gli inglesi se ne sono andati.
A questo proposito rimando alle splendide foto dell'Atlantic.
Questi rivoltosi hanno chiesto misure drastiche e molti, moltissimi, chiedono l'introduzione della pena di morte per stupro nel codice penale; ricordiamo che in India la pena di morte si applica per impiccagione.
Questi i fatti; ora le riflessioni.
Innanzitutto lo stupro della giovane fisioterapista non è né il primo né l'ultimo; in India ci sono 
22172 stupri l'anno, è il terzo paese al mondo dopo Sud Africa e Stati Uniti. A onor del vero, facendo un calcolo rapportato alla popolazione (numerosa), l'India ha meno stupri di Spagna o Russia, ma è anche vero che questo crimine è in fortissimo aumento (+ 791% dal 1971, anno in cui lo stato ha cominciato a registrarne il numero) e tenderà a salire ancora.
Oltretutto la stragrande maggioranza degli episodi non vengono riportati, per paura dell'emarginazione che una ragazza potrebbe avere, per paura del giudizio dei parenti, per l'infamia sociale, perché nessuno vuole sposare una ragazza non vergine (specialmente se perduta in questo modo). Ho letto recentemente che il numero di stupri indiani è in realtà ottanta volte quello dichiarato e non faccio fatica a crederci; la maggior parte della popolazione vive ancora in situazioni arcaiche o semi-arcaiche, in villaggi o cittadine molto remoti e molto chiusi mentalmente, molti villaggi sono regolati dal panchayat (gruppo di 5 saggi) e sono loro che amministrano la giustizia e spesso e volentieri questi 5 "geni" optano per un matrimonio forzato tra lo stupratore e la vittima, per salvare capra e cavoli (come d'altronde si faceva spesso in sud Italia, un matrimonio per salvare l'onore della ragazza e della di lei famiglia).
Questo stupro in particolare è salito alla ribalta per una coincidenza di eventi: gli Indiani cominciano a prendere coscienza politica, dopo secoli di mutismo servile, e hanno dentro un'urgenza di scendere in piazza per far valere le loro ragioni di cittadini; i media (giornali e televisione) sguazzano in episodi del genere e hanno fomentato ulteriormente gli animi; la ragazza era una medio-borghese della capitale, quando una ragazza di una tribu' in una cittadina di uno stato minoritario viene torturata e abusata sessualmente non si sollevano molti animi.
A tal proposito, consiglio di vedere quest'ottimo intervento di Arundathi Roy, una famosa scrittrice e attivista indiana, autrice del libro "Il dio delle piccole cose". Questo punto di vista è giusto ed è esattamente questo il problema in India: c'è una cultura predominante che è violenta e maschilista (in barba a chi sogna l'India dei film e dei libri rosa) e che ha visto in quest'episodio un'attacco alle loro figlie. Non c'è un vero risentimento per le condizioni delle donne in India, al cittadino medio non gli passa per l'anticamera del cervello che il gentil sesso non goda degli stessi diritti del "maschio". La regola generale è che la ragazza studi (per avere un titolo di prestigio, per un eventuale matrimonio combinato) e finita la scuola trovi un buon marito a cui donare tanti figli; non scherzo, è esattamente così. Le donne che perseguono una carriera sono assolutamente una minoranza, nei villaggi e tra gli strati sociali piu' bassi, ma anche tra la classe media. Sicuramente non si possono pretendere livelli da Europa; è una nazione giovane e ha ancora molto da fare per recuperare i secoli di distacco, però per cominciare serve l'ammissione di colpa, e questa non c'è. 
La gente è arrabbiata perché non vuole che le loro figlie siano rovinate economicamente e socialmente da uno stupro, mica perché è sbagliato a prescindere. 
Oltretutto c'è tutta una interpretazione dell'evento completmente sbagliata: molti affermano che non c'è recupero da queste violenze, che la ragazza vivrà il resto della vita in una sorta di limbo tra vita e morte e che l'infamia è troppo grande (anche per questo si chiede a gran voce la pena capitale, perché lo stupro è visto come un'assassinio mentale e sociale). Tutto il contrario invece di quello che si cerca di dire nei consultori di mezzo mondo alle ragazze vittime di violenze: che non è la fine del mondo, che hanno tutta una vita davanti, che devono essere forti e cercare di vivere con rinnovato spirito. 
Che una vita umana non finisce con un imene rotto; la vita umana è grandiosa e degna di vivere anche quando sembra che tutto vada contro. 
Ma questo i media non lo raccontano (indiani e stranieri) perché il grillo parlante non ha mai fatto piacere a nessuno ed è meglio uccidere una verità piuttosto che affrontarla da adulti.